Ogni uomo è una porta chiusa sul proprio mistero
C’è una sola chiave per aprirle tutte
E’ una chiave d’oro
E’ fatta d’Amore
Anne Marie
MANIFESTO DEL CAVALIERE INDACO
Manifesto dell’Arte per un mondo nuovo
di Anne marie Delaby
L’Arte è un incontro…Come ogni incontro è un’Arte.
Introduzione
La finalità di questo Manifesto è di creare un movimento che unisca gli artisti la cui arte sia portatrice di Bene, risultato tangibile di una ricerca interiore che conduce alla Luce. Può essere anche un dialogo tra luce e ombra, ma il fine è la trasmutazione dell’ombra o Nigredo -attraverso l’infinito passaggio dei colori dell’Opus Magnum alchemico- in Rubedo, ossia dell’Ego in Io.
Se l’Alchimia è un’arte, l’Arte vera è alchimia.
Gli artisti che aderiranno al Movimento del Cavaliere Indaco – il cavaliere rappresenta l’Io che ammaestra l’ego (il cavallo) - potranno partecipare a mostre ed eventi insieme rimanendo, ovviamente indipendenti e liberi di esporre anche al di fuori del Movimento.
Stiamo iniziando, ogni idea propositiva è benvenuta.
La prima mostra inaugurativa del Movimento si tiene a nell'ex monastero di MISSAGLIA (LC) dal 12 al 22 marzo 2026.
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Vorrei incontrare altri Artisti desiderosi e consapevoli di un Nuovo Paradigma e del passaggio in cui si trova oggi la nostra umanità, giunta ad una Soglia ... La soglia sospesa ai confini della realtà materiale e fisica e di quella spirituale.
In un mondo che sembra in sfacelo, in guerra, che sta crollando, noi vogliamo portare la realtà della Bellezza intesa come armonia, della Verità - Una con tante vie per arrivarci quante sono le anime artiste - e dell’Amore incondizionato. Cominciamo a pensarla vivendo nella Presenza, che ci ispira e ci guida a creare opere che hanno un senso evolutivo, capaci di aprire mondi, emozionare o suscitare domande. Artisti che comprendono l’urgenza di creare una vita fondata sulla collaborazione e sull’aiuto reciproco, invece che sulla competizione e sull’egoismo. Il pensiero, alleato alla focalizzazione crea la nostra realtà. Non possiamo più fare finta di non sapere o di non vedere, tanto più che questa cecità volontaria potrebbe diventare un serio impedimento dal momento che: peggiore di chi non sa è chi non vuole sapere.
Oggi l’arte è in un imbuto, condizionata dal mercato della matrix o sistema dove è bandito il concetto di evoluzione e cambiamento e dove vengono imposte regole drastiche: devi essere riconoscibile, quindi seguire sempre la stessa linea, e inseguire a tutti i costi un’innovazione ossessiva, ormai divenuta retorica.
La contraddizione è insita proprio in questa dichiarata innovazione, laddove il mercato chiede all’Artista di ripetere in serie ciò che è stato veicolato come innovativo e apprezzato, ciò con cui è stato identificato e immesso nel mercato dell’arte. Guai a muoversi da lì, dal consueto e dal riconoscibile. La condizione di sopravvivenza è il successo, ossia stare sul mercato… l’oblio o l’invisibilità, è la morte!
Oggi l’Artista, dimentico dell’ispirazione che lo muove, diventa ingegnere e ipertecnologico, poiché primeggia il come sul cosa, la tecnica sul contenuto che deve essere il più astratto o risicato possibile; nell’epoca del vuoto, il pubblico non deve pensare troppo! Così, scomparsi i grandi mecenati, egli deve diventare anche manager di sé stesso, rinunciando alle proprie motivazioni artistiche: è così che ha perso l'Anima, poiché il suo fare si pone ora totalmente al servizio del sistema.
Perché Il Cavaliere Indaco? 100 anni dopo “Il Cavaliere azzurro”
Il Cavaliere rappresenta metaforicamente l’Io superiore che dirige e guida l’io inferiore: il cavallo. Cavaliere e cavallo richiamano gli eroi mitici, e al tempo stesso il tragico don Chisciotte.
In questa iconologia simbolica, il cavaliere incarna la saggezza che domina gli istinti, l’amore che vince la paura – istinto e paura rappresentati invece dal cavallo. Il Cavaliere va verso il futuro con coraggio – Raggio di Cuore – lotta per ideali e valori, la sua spada è la parola, il suo linguaggio è l’ARTE.
Ho voluto riallacciarmi al Cavaliere Azzurro di Wassili Kandinsky e sodali, il drappello di eroici sperimentatori ispiratisi a San Giorgio che combatte il drago. Il tempo si ripete in cicli mai uguali, e la nostra epoca è per molti versi simile a quella che precedette la prima guerra mondiale, in cui nacque il gruppo del “ Blaue Reiter” (1911 – 2011).
Ma il Cavaliere “azzurro” diventa “indaco”: il colore dell’aura dei precursori della nuova Era di cui facciamo parte, del primo portale apertosi dagli anni 60 verso un risveglio dell’umanità.
Cosi, Il Cavaliere Indaco vuole annunciare un’epoca che sarà spirituale o non sarà.
Questo Movimento - gruppo o Manifesto – nasce dalla confluenza di Artisti che sentono la necessità di un rinnovamento verso un’Arte che, per riprendere Kandinsky, “trascina in alto il pesante carro dell’umanità”.
Coloro che ne condividano lo spirito e la necessità sono invitati ad arricchire questo Manifesto con le loro idee. Le domande sono aperte e gli interessati sono invitati a commentare e proporre, nella consapevolezza che dall’ unione nasce la forza. Come tante gocce fanno un mare, se il cambiamento comincia da noi stessi e uniamo gli intenti, possiamo rinnovare la Cultura riportando Luce nel buio.
Non ci sono limiti di tecnica, ogni artista è unico e irrepetibile così come la sua opera, che non dovrebbe ripetersi all’infinito per compiacere il mercato.
Il filo che ci unirà sarà la filosofia e i valori fondanti comuni, dunque il contenuto e la comunicazione intrinseca dell’opera, non la tecnica.
L’Arte ha una missione ?
Missione dell’Arte come miglioramento dell’umanità?
Quale RESPONSABILITA’ ha l’artista, dal momento in cui l’opera prodotta viene guardata e suscita un im-pressione nel pubblico, quale effetto morale o spirituale genera la sua opera?
Io vedo l’Arte come linguaggio degli dèi e canale tra il mondo spirituale e quello fisico, una forma di gioco tra caos e ordine, tra volontà
istintuale e pensiero razionale, tra pulsioni e mente. Essa può attuarsi solo nella libertà.
La vita creativa non sta solo nelle idee o nel fare compulsivo, ma nel semplice essere e vivere con Amore, dalla cui profusione non si può che creare.
“Si vede bene solo con il cuore... L’essenziale è invisibile agli occhi,” dice il Piccolo Principe di Saint- Exupéry.
E ancora: “l’Arte è il segreto linguaggio che fa parlare il grande cuore del mondo con il cuore dell’uomo”. ( R.Steiner).
Uscendo da una intellettualizzazione dell’arte che parla solo alla testa, dall’arte concettuale e manierista; volendo staccarci da un’arte puramente estetica e piacevole che parla solo al sentimento; evitando l’arte che parla solo alla volontà come prodotto della tecnica, improntata alla materia - contenitore senza contenuto - e alla quotazione, vogliamo farci portatori di un’Arte come manifestazione dell’Essere. Un’Arte che rivela ciò che sta dietro il velo della manifestazione, rendendo visibili gli arcani e le cause. Far apparire l’Essere e l’essenza nella materia.
L’artista E’ TESTIMONE del suo tempo (dobbiamo piangere sul nostro tempo più che sull'arte-pattumiera) e non deve arrovellarsi su come "innovare" a tutti i costi stile o tecnica, dimenticando la sostanza.
Arte come rivelazione dell’epoca, che ne illustra il disagio e malessere, la perdita dell’essenza, di senso, l’assenza di assoluto…e non solo.
“L’arte deve turbare” dice Braque, perché risveglia, interroga, smuove e commuove, ma deve anche portare speranza e proporre soluzioni. Una soluzione c’è sempre: nessuno può toglierci la libertà di creare.
L’artista non deve essere un prodotto dell’epoca, né ostentarne la violenza, la volgarità o la decadenza; non deve cadere nelle stereotipie commerciali, ma essere condottiero, sacerdote e profeta, voce di un'altra realtà.
“La modernità è solo la metà dell’Arte: l’altra è la sua eternità”, diceva Baudelaire.
L’opera non deve essere capita ma compresa. Essa tocca i cuori e non lusinga gli istinti, anche quando illustra un dramma, ne coglie la bellezza.
Andare oltre l'Ego per arrivare all'Io: è un percorso alchemico.
Arte e bellezza
L’Arte deve essere associato al Bello? Quando l’estetica comprende l’etica
Il Bello è l’Essere diventato visibile.
La bellezza è Unione, congiunzione, non divisione.
Quando si annulla l’autenticità e l’Essenza si cela per opportunità e convenienza, si cade nella falsità; quando si perde la propria autenticità si diventa un vaso vuoto.
Ci vuole CORAGGIO e fiducia in sé stessi per esprimerla
L’Arte vera è Sin-Cera.
Risalire al Divenire come Archetipo artistico. Ricerca delle metamorfosi.
L’Opera come Spiritualizzazione della materia e materializzazione dello Spirito.
- Siamo in un’epoca decadente o di confine?
Oggi siamo alla cernita tra la pula e il grano: lasciamo la decadenza a chi vuol rimanere nella terza dimensione, noi, consapevoli di essere al confine, vogliamo costruire ali per varcarlo in volo… Perché la nostra profondità diventi altitudine!
I Maestri Hanno detto:
“L’artista è un profeta che trascina in alto il pesante carro dell’umanità” V.Kandinsky
“L’Arte permette all’uomo di uscire dalla necessità”Aristotele
“Se l’Arte non guarisce, non è Arte “ A.Jodorowsky
“L’Arte deve esprimere incanto”, Magritte
“Il critico è colui che conosce il prezzo di tutto e il valore di niente” O.Wilde
Anne Marie Delaby 2011-2026
Pubblicato su italiarinasce.it maggio 2015
Dr Jekyll e Mr Hyde o le relazioni impazzite
Vi è mai capitato la nuova conoscenza/amica piena di entusiasmo, vi sentite ogni 2 giorni, vi racconta la sua vita, fate un sacco di progetti… e ad un tratto silenzio, sparisce! Non risponde al telefono ne alle mail, né a whatsapp che furbo vi indica che vi legge…? E vi fate un sacco di domande, di sensi di colpa, O Dio cos’ho detto o non detto, fatto o non fatto, cosa diavolo è successo??
Chi vive con più superficialità lascia perdere con altrettanta facilità di quanto si è impegnata/o nella relazione, chi è ottimista (!)si preoccupa pensando che la nuova amica ha avuto un malore o incidente grave , chi invece dà peso alle relazioni ed è più pessimista -o realista! – pensa che ha fatto qualcosa di sbagliato senza volerlo – e la cosa più terribile è il non sapere CHE COSA - o che quella è matta e inaffidabile.
O il collega d’ufficio che vi offre il caffè alla mattina raccontandovi la sua serata, e la sera non vi saluta nemmeno o parla male di voi al capoufficio?!
O il rapporto di lavoro stretto stretto, per esempio con un cliente o fornitore che ad un tratto sparisce e non risponde al telefono…perché non vuole dire che ha trovato chi gli fa meno, che non rispetta i tempi di consegna, che non vuole pagare… altrettante piccole o grandi vigliaccherie di chi si nasconde dietro un silenzio bugiardo!
Abbiamo tutti il diritto di avere la luna storta, ma un minimo d’altruismo sinonimo di buona educazione e rispetto dell’altro, dovrebbe garantire un atteggiamento civile e coerente, la vera libertà consistendo nel dominare le pulsioni, istinti- anche di fuga - ed emozioni comprese le paure.
Ma così non è, o è sempre meno.
A volte la pseudo amica o amico aveva soltanto la luna storta o mal di pancia… A volte invece vi siete ritrovati sotto accusa e da innocente ignaro siete passati a colpevole involontario di crimine lesa maestà!
Diceva Goethe nella sua Fiaba Il serpente verde e la Bella lilìa: “cos’è più prezioso dell’oro? Il Dialogo!
Il dialogo, fatto di ascolto oggettivo e empatico, e di espressione verbale sincera e congruente, è il segreto per risolvere ogni diverbio, problema o incomprensioni. Il dialogo però richiede un autenticità di rapporto che si è sempre più persa dietro la nuova tendenza usa e getta che imperversa in ogni campo, compreso quello affettivo e relazionale, e richiede il coraggio della verità. Di dire e di sentire la verità. Cosa non sempre piacevole, a volte scomoda. Ma necessaria per crescere.
Qui entriamo nell’ambito dei Valori, chi crede di risparmiare l’altro tacendo un rimprovero in verità agisce per paura di esporsi o creare polemiche, intrattenendo relazioni basate sull’ipocrisia, e non è nemmeno per quieto vivere poiché quel silenzio carico di rimprovero induce nel pseudo colpevole un senso di colpa e altrettanto risentimento! Quando invece l’autentica espressione di un disagio o di offesa subita, o percepita come tale, porta nella maggior parte dei casi alla risoluzione del conflitto e a delle scuse dando spesso nuovo spessore all’amicizia.
La soluzione sta nel saper esprimere dalla parte “lesa” il sentimento di rabbia o frustrazione non come un accusa o, peggio, insultando, ma in prima persona dicendo “mi sento preso in giro… poco rispettato… sfruttato… Di modo che l’interlocutore lo possa accogliere senza mettersi sulla difesa, o chiudersi a riccio. E’ importante capire che così gli fate un favore, lo aiutate a prendere coscienza di un difetto o abitudine scomodi e controproducenti, e inversamente lui vi può far capire che vedete le cose da un angolo sbagliato, troppo soggettivo o che siete condizionati da certi fattori. Una critica viene accettata se è costruttiva e espressa con empatia. Tacere invece falsifica le relazioni e alimenta incomprensione e malumore, mantenendo un clima di ambiguità e fraintendimenti.
Un segreto per essere sempre felici è non dare niente per scontato, e non avere né attese né pretese!
Un altro motivo di atteggiamenti a volte incomprensibili è frutto della tecnologia attuale che ci tiene sempre connessi. Mentre un tempo era normale non avere notizie per giorni o nel caso di viaggi, mesi, oggi andiamo in panico non appena l’altro si disconnette, forse che ha semplicemente bisogno di stare in pace … Ma Come si permette??!!
Non abbiamo piu tempo… nemmeno quello di pensare o fare una cosa, che subito deve essere ostentata, condivisa, pubblicata.. E spesso se ne perde la preziosità e l’energia.
La velocità di trasmissione dei dati è impressionante, quanto lo è la facilità di comunicazione, ma tutta questa apparente facilitazione ha un prezzo: la sostanza e la qualità dei rapporti.
Le nuova modalità comunicative come whatsapp, sms, facebook, ecc… hanno rivoluzionato il mondo delle relazioni. Un tempo la parola aveva un tempo maggiore di maturazione, e le si dava un diverso peso, anche scrivendo lettere. Oggi non c’è più conversazione, ma comunicazione, la parola è inflazionata e purtroppo senza valore, fioriscono rapporti superficiali o poco chiari, a volte effimeri o trascurabili. Per chiudere la comunicazione – ossia la porta – basta non rispondere al messaggio! Ci si nasconde dietro il muro del silenzio… A parte rare eccezioni I rapporti virtuali favoriscano faciloneria, povertà di contenuti e codardia, perché il più delle volte si scrive dietro uno schermo per paura di esporsi e di dire faccia a faccia ciò che pensiamo, è più comodo e meno rischioso. E ancora una volta il dialogo viene meno. Senza parlare dell’esibizionismo fino al narcisismo di fotografare e pubblicare/condividere ogni cosa che mangiamo, ogni posto dove andiamo, ogni persona che incontriamo… e ogni nostra smorfia!!!
La contraddizione che ho appena sottolineata è che siamo nell’era della comunicazione, ma se questa è facilitata, viene falsata o ridotta ai minimi termini con la volgarizzazione e proliferazione dei telefonini e tecno-dipendenze. Comunichiamo di più, ma che cosa?! Da dove attingiamo i contenuti… se non smettiamo di comunicare, se siamo sempre connessi fuorchè con la nostra interiorità!?
L’immagine-tipo è un viaggio i treno o in metrò, in cui nessuno si parla, ma tutti scrivono o leggono messaggi sul telefonino!! Io stessa non mi prendo più un buon libro per il viaggio in treno.. ma ne approfitto per leggere mail o scrivere agli amici…. Ma cosa mi sarà servito di più??!!
Anne Delaby, maggio 2015

crafts your Essay (giovedì, 28 settembre 2017 09:24)
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